Poco più di tre anni fa, il 25 settembre 2015, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030, che da allora chiamiamo in breve SDGs.
In Fairtrade abbiamo sin da subito preso atto che quegli obiettivi sono anche, e da sempre, i nostri e che il successo della nostra azione va di pari passo e contribuisce al loro raggiungimento.
Questi sono stati tre anni importanti, di crescita per Fairtrade, mentre il percorso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, nel nostro Paese e nel resto del mondo, vedeva successi ma anche battute d’arresto. 

Un percorso complesso, a cui possiamo guardare partendo da tre parole.

primo: riconnettere

Stiamo facendo un grande lavoro di riconnessione, rimettendo insieme percorsi che una distorsione della storia e dell’economia ha tenuto separati, per orientare a una visione dell’impresa che vada oltre la contrapposizione tra non profit e for profit, che integri economia e società, che sia in grado di coniugare la generazione del profitto nel lungo periodo con l’impatto sociale generato.
L’Agenda 2030 deve diventare sempre di più l’architrave delle politiche europee e nazionali, ma la sfida di raggiungere gli Obiettivi si vince solo creando le condizioni perché il partenariato, il lavoro comune verso gli Obiettivi, sia cercato, premiante, conveniente.

Secondo: lontano

Non esistono muri che possano proteggerci dai disastri ambientali, non esistono muri sufficientemente alti che potranno impedire a una umanità dolente e disperata di cercare, oggi come in tutte le ere dello sviluppo umano, migliori condizioni di vita, anche migrando dalla propria terra, se non saremo in grado di offrire loro una speranza di futuro nel luogo in cui sono nati.
Guardiamo lontano, nello spazio e nel tempo, perché chi guarda lontano vede meglio, vede il rischio globale che il cambiamento climatico rappresenta per il pianeta, vede che tutela dell’ambiente e tutela dei diritti, qui o altrove, camminano insieme.

terzo: cambiamento

Dobbiamo chiedere a gran voce che le cose cambino e dobbiamo creare le condizioni perché il cambiamento sia reale.
Dobbiamo chiedere il cambiamento, premendo sulle istituzioni, sui corpi intermedi, sulle nostre organizzazioni, su noi stessi, perché il tempo è ora.
E dobbiamo cercare e far crescere i nostri “campioni” di cambiamento.

In occasione dell’8 marzo abbiamo pubblicato sul nostro blog la storia di un gruppo di donne socie delle cooperative di produttori di cacao che in Costa d’Avorio, così come altre in Kyrgyzstan, India, Indonesia, a El Salvador, Guatemala, in Repubblica Dominicana, partecipano ai corsi organizzati da Fairtrade di formazione alla leadership per le donne.
Molte di queste donne da allora sono state elette in posizioni amministrative, hanno creato comitati nelle loro cooperative, hanno avviato progetti di diversificazione colturale: in una parola sono diventate “campionesse” per il cambiamento in chiave di sostenibilità e giustizia delle loro comunità.

È lo stesso cambiamento che invocano le centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo che scendono in piazza nei #FridaysForFuture, chiedendo azioni concrete di contrasto ai cambiamenti climatici.
È il cambiamento urgente e necessario che dobbiamo pretendere da noi stessi e dalle istituzioni, perché gli obiettivi dell’Agenda 2030 non sono un’opzione, sono un grande cambiamento che non dobbiamo aspettare ma noi stessi generare.
A questa grande impresa di cambiamento dedichiamo tutti i giorni la nostra azione, insieme con i consumatori, con le aziende, con le istituzioni che scelgono Fairtrade come strumento per declinare il loro contributo al raggiungimento degli Obiettivi.

Giuseppe Di Francesco
presidente Fairtrade Italia

 

Diventare parte di APPTA e del sistema FAIRTRADE mi ha aiutato a raggiungere una maggiore stabilità. Anche nei momenti di difficoltà non sono sola.

Doña Petronilla fa parte di APPTA (Costa Rica) da vent’anni. © Stephan Lechner

 

 

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